Del mondo classico, greco e latino, sappiamo tutto quello che possiamo dedurre dai testi che ci sono pervenuti, in verità una piccola percentuale di quelli prodotti, dai monumenti e dai reperti provenienti dagli scavi archeologici, anche questi piuttosto limitati. Parole e oggetti, muti. Ci manca la voce, ci manca la realtà della vita, ci mancano gli aspetti della quotidianità.

A tutto questo si cerca sempre più di supplire con l’immaginazione. Il grande fascino, che deriva dalla consapevolezza dell’alto valore del mondo classico, ha fatto sì che la produzione letteraria, soprattutto a partire dal tardo Settecento, in Italia prima [1], in Europa e nel mondo in seguito, abbia guardato alla classicità non più soltanto per imitare quanto ritenuto letterariamente eccelso ma  abbia cercato di appropriarsene per ricostruirla, prima soltanto con le parole, poi anche con le immagini della cinematografia e degli altri mezzi affermatisi in seguito.

Oggi quest’attrazione dell’antico e il desiderio di renderlo in romanzi e pellicole è quanto mai diffuso con un affinamento del metodo, con un’attenzione particolare alla filologia e all’archeologia, che diventano elementi di controllo della fantasia.

Nella letteratura italiana, dalla Commedia dantesca in poi, numerosissimi sono i testi che hanno un retroterra di opere, personaggi, eventi del mondo classico, ma in passato è stato prevalente il gusto di riverberare il proprio tempo sull’antico, di filtrare il mondo classico attraverso la mentalità del proprio tempo, dando ai personaggi e agli episodi valori simbolici o funzioni di modelli morali e politici. Oggi, invece, prevale l’attenzione ad una ricostruzione in cui la fantasia si muova attraverso le maglie di un rigore di documentazione dato dai testi e dai reperti archeologici, con la finalità di penetrare nella mentalità e nella sfera emotiva e sentimentale degli antichi nel modo più attendibile possibile.

Abbiamo superato il classicismo di stampo retorico, incentrato sull’idea di imitazione di modelli esemplari, quindi statico, esteriore e formalistico.

Prevale l’idea che il mondo greco-romano abbia rappresentato un’esperienza storicamente valida, un presupposto per la nostra cultura, nel senso che, poiché in essa affondano le radici della nostra civiltà, esso ha, per noi, un valore preminente e una inesauribile possibilità di farci capire meglio noi stessi, il nostro pensare e il nostro agire. Diffusa è ormai la consapevolezza che non possiamo capire il presente, se prescindiamo dal passato che l’ha determinato.

Per questo cerchiamo sempre più di recuperare il passato in una prospettiva a dimensioni, superando la modalità delle eccellenze eroiche tipiche della ricostruzione storica e dell’elaborazione letteraria dei secoli precedenti. Tutto ciò grazie anche alla metodologia dell’École des Années e all’applicazione dell’antropologia all’antichità classica, anche questa innovazione della recente cultura francese.

A questo recupero, che potremmo definire “ricostruttivo”, se ne affianca un altro, più libero e disponibile alla creazione della fantasia. È quello che del mondo classico privilegia il mito, quel sovramondo creato dagli antichi in cui si possono ritrovare gli archetipi del nostro vivere su cui lavorare con l’immaginazione libera e creativa.

Per questo ci sembra interessante prendere in considerazione testi recenti (romanzi, racconti, opere teatrali e rivisitazioni di opere greche e romane) ambientati nel mondo classico, da presentare agli studenti, corredandoli di testi di riferimento per individuare i procedimenti creativi dell’autore, attraverso la documentazione disponibile. Autori di romanzi, capaci di attraversare il paludamento retorico e formale per riscoprire con naturalezza la vita vera.

Come retroterra di questo incremento della presenza del mondo classico nella letteratura attuale possiamo individuare il desiderio di uscire dai confini, in passato fin troppo gelosamente custoditi dal prevalere dell’approccio filologico, delle discipline antichistiche per puntare ad una divulgazione di buon livello, come anche l’intento di restituire vitalità alla conoscenza del mondo antico in un momento in cui le discipline classiche, sia nelle scuole che nell’università, rischiano di essere offuscata. Anche questa è una possibilità per gli specialisti di evidenziare il valore e l’influenza che la civiltà greca e latina ancora oggi hanno in Europa, in tutto l’Occidente, ma anche nel mondo intero.

Dato che gli studi sul mondo antico continuano con molto fervore non solo in Italia, ma anche in altri paesi europei, soprattutto in Francia, posteremo anche recensioni a testi che di volta in volta ci sembrino interessanti e soprattutto utili per nuove prospettive didattiche.

[1] Possiamo ricordare Le avventure di Saffo poetessa di Mitilene di Alessandro Verri del 1782 e Platone in Italia di Vincenzo Cuoco, pubblicato nel 1806.